Intervista a Cristina Amodio

  • Scritto da Patrizia Binco

Per la prima volta a Trentino Danza Estate 2016 in qualità di docente di danza classica ritorna anche per l'edizione 2017 Cristina Amodio, alla quale passa il testimone Ivan Cavallari, danzatore e coreografo altoatesino ( ma la mamma era trentina) dalla carriera sfavillante ( Scala, Bolshoi, Stoccarda, Austrlian Ballet)  impossibilitato a partecipare alla manifestazione di quest’anno in quanto da pochissimo  nominato direttore de Les Grand Ballet Canadiens a Montreal. Cristina, figlia di Amedeo Amodio per anni direttore dell’Ater Balletto, è un altro importante nome del mondo della danza che arricchisce sempre più la “mission” di Trentino Danza Estate, ovvero la formazione di giovani talenti.

Cristina  Amodio lei da sempre ha respirato l'aria del palcoscenico, visto e considerato che sin da piccola seguiva il padre Amedeo, per anni direttore dell'Ater Balletto, una delle più importanti compagnie italiane, durante la preparazione dei suoi balletti. E' stato in quel momento che ha deciso di voler danzare e diventare una ballerina?

Da quando sono nata ho vissuto in un ambiente intriso d'arte e cultura, in cui la danza faceva parte del mio mondo quotidiano e quindi, non ho mai avuto un altro pensiero riguardo al futuro: volevo diventare una ballerina classica. Sin da piccolina stavo sempre accanto a mio padre quando creava un balletto nuovo, per me era normale, nulla di strano, come normale era stare dietro le quinte mentre ballava, assistere alle prove e andare in  tournée con lui.

Quando ha capito e in che occasione che avrebbe scelto per la sua vita il mestiere della danzatrice?

Ho dovuto aspettare di fare l'esame alla scuola di ballo del Teatro alla  Scala di Milano per cominciare a studiare danza , avevo 11 anni e mezzo ed ero  alla fine della quinta elementare. Dopo il mese di prova , che si teneva a settembre, ho saputo che ero stata presa e finalmente ho cominciato a studiare ciò che amavo più di ogni altra cosa , la danza.

Quindi lei si è diplomata al Teatro alla Scala di Milano nel periodo in cui era a direttrice la Signora Anna Maria Prina. Cosa ricorda di quegli anni? Pensa che oggi alla Scala siano cambiate delle cose dal punto di vista della formazione?

Il percorso non è stato semplice, anzi! Per giunta, essendo figlia d'arte, la situazione era paradossalmente  ancora più faticosa. La Signora Prina era completamente diversa da adesso, allora vigeva una  rigidità, secondo me,che reprimeva la personalità. Devo ringraziare la mia caparbietà e tenacia se sono riuscita ad andare avanti. La disciplina ferrea e una grande determinazione sono due qualità assolutamente indispensabili per un ballerino. Conosco l'umiliazione, la frustrazione, l'inadeguatezza, il disagio ma , nonostante tutto non ho mai mollato, anzi ! Ero ancora più mirata ad andare oltre alle mie possibilità, una sfida quotidiana.

Oltre ad avere danzato nei più importanti teatri di tutto il mondo è diventata Ghuest Teatcher in varie compagnie italiane ed europee e Maitre de Ballet al Teatro San Carlo di Roma. Che responsabilità sente quando deve trasmettere e insegnare una coreografia?

Ho iniziato da giovanissima a rimontare balletti in grandi compagnie, da sempre mi sono sentita a mio agio in quel ruolo. Sapevo che quello sarebbe stato un altro capitolo della mia vita, come l'insegnamento. Non ho sofferto quando ho smesso di ballare perché ho avuto talmente tante soddisfazioni che ora intendo trasmetterle agli  altri. Amavo ballare e adesso amo insegnare

Per la seconda volta viene ospitata a Trentino Danza Estate una manifestazione che da tanti anni ormai si occupa della formazione di giovani talenti della danza. Qual'è secondo lei il confine che separa un allievo che fa danza a livello amatoriale da uno che, per esempio pur non avendo tante doti fisiche, è fermamente convinto di voler ballare professionalmente. O meglio si riesce a danzare e magari anche entrare in una compagnia, anche se non si hanno tutte le doti fisiche necessarie, oppure sono imprescindibili

Sono lusingata di partecipare a Trentino Danza Estate, da sempre sinonimo di qualità. Oggi sono cambiati i parametri nella danza , tutto scorre e va avanti , si arricchisce ma, come dicevo prima, se non si è dotati in primis di un cervello che manda i comandi al corpo, da solo, lui non può andare lontano. Un fisico superdotato ma non supportato da un carattere determinato potrà essere superato da un allievo meno virtuoso, ma più costante nello studio.

Secondo lei la danza classica rimane veramente la base di tutto, oppure oggi per chi fa hip hop , break dance , dance hall e altre varie tecniche di danza moderna il classico tutto sommato non serve a nulla?

La danza classica rimane la base per poter affrontare qualsiasi  disciplina e, al tempo stesso, grazie a questo scambio, i vari stili si perfezionano a vicenda. Un ballerino, oggi, deve essere versatile, completo : danza classica, contemporanea, Hip-Hop, flamenco, contact, floor work.

Cosa intende insegnare a questi giovani di Trentino Danza Estate in una sola settimana?

Mi piace donare qualcosa di me,  condividere le mie esperienze  artistiche per stimolare la ricerca quotidiana che noi ballerini facciamo in ogni lezione , non si finisce mai di imparare ed è proprio questa la nostra forza!

 

 

Intervista a Caterina Felicioni

  • Scritto da Patrizia Binco

Caterina Felicioni, lei è una danzatrice e coreografa che potremmo definire “trasversale, nel senso che nel corso della sua carriera si è esibita e ha insegnato diverse tecniche dalla danza moderna al contemporaneo fino all’hip hop. Da cosa nasce questa esigenza di esplorare diversi “territori” della danza?

R: L'esigenza nasce spontaneamente dalla curiosità del mio corpo di esplorare una varietà di movimenti e possibilità, non mi sono mai sentita a mio agio nell'essere identificata con uno stile , dopo aver appreso una tecnica nasce in me la voglia di andare oltre di uscire dai binari per poi poter rientrare. Per me la danza è sempre stata sinonimo di libertà, ho avuto la possibilità ma soprattutto la voglia di studiare e conoscere diverse tecniche e questo mi ha arricchito molto; è una grande libertà poter scegliere come utilizzare il proprio corpo. Poi la ricerca diventa personale e non si finisce mai di esplorare!

D: Questa esigenza di contaminazione in quale sua produzione si è espressa più pienamente? Quale spettacolo o coreografia realizzata esprime al meglio la sua poetica di danzatrice e coreografa?

R: Si è uno spettacolo che si chiama "Opera Incerta" dove ho sentito di aver espresso quello che rappresenta il mio mondo, l'opera incerta è una tecnica di muratura molto antica che utilizza pietre tutte diverse ad incastro senza usare la calce! E' stato un lavoro molto catartico per me, stavo cercando la mia nuova identità artistica e mi sentivo non catalogabile (ora dico per fortuna) i danzatori erano tutti diversi sia come formazione che di corporatura. Se guardavi i singoli quadri dello spettacolo erano poveri (come le singole pietre) ma nell'insieme tutto funzionava perfettamente, è stato molto emozionante per me vedere il risultato finale (ed io sono molto autocritica ).

Da allora però sono cambiate così tante cose che penso di non aver espresso ancora quello che vorrei, nello stesso tempo ti direi che ad ogni lezione, quando improvviso le mie coreografie, sento che c’è  già tutto. Peccato che il giorno dopo già non è più così! Ecco è proprio questa sensazione che continua a farmi ricercare, sperimentare.

D: Quali sono stati i suoi “primi passi” nel mondo della danza? Lo stimolo che l’ha portata a intraprendere questa strada? C’è qualcuno in famiglia che già danzava, oppure c’era un interesse per il mondo dello spettacolo o semplicemente una necessità che aveva in se stessa?

R: Mio nonno materno era un amante della musica classica e delle opere, ma di danzatori in famiglia non direi...piuttosto tanto amore per la terra e la natura. Mia madre mi raccontava che a due anni quando sentivo la musica del carosello giravo intorno al tavolo agitandomi, a quattro anni "danzavo" al suono delle sirene delle ambulanze! La musica mi ha sempre parlato ed io non faccio altro che tradurre attraverso il mio corpo, il pavimento lo spazio e l'altro.

Mi accorgo che se vedo una persona che si muove in maniera particolare, anche solo se cammina per strada, faccio mio quel movimento, cosi mi succede con gli animali...i loro atteggiamenti , si insomma piccoli particolari. Comunque ho studiato tanto, da piccola avevo una disciplina ferrea, ero avida e testarda, continuavo fin quando non riuscivo. Volevo fare la ballerina classica, ma il corpo non è proprio da tersicorea, ero solo molto elastica, avevo una buonissima coordinazione e senso del ritmo, ma i piedi piatti, l'alluce valgo e le ginocchia grosse mi hanno messa a dura prova. Ho lavorato tantissimo sul mio corpo per modellarlo! Non volevo fare altro, non avevo scelta!

D: Lei è ospite di diversi stage internazionali e nazionali, da quanti anni è docente a Trentino Danza e che cosa pensa di questa manifestazione rispetto alle tante altre organizzate un po’ dappertutto?

R: Esattamente non ricordo quando ho cominciato ad insegnare al Trentino Danza Estate, ma sono stata per diversi anni docente di hip hop, poi c'è stata una pausa per motivi di lavoro, ero occupata con alcune trasmissioni televisive. In quegli anni è avvenuta la mia crisi e sono stata out per qualche anno cercando di capire cosa volevo, ho rifiutato un lavoro in tv e cominciato a fare quello che sentivo, ho mollato l'insegnamento dell'hip hop, ho lasciato la compagnia di Mauro Astolfi, e mi sono rimessa in gioco, è stato come ricominciare da capo.

Devo ringraziare Paolo e Donatella che mi hanno sempre dimostrato fiducia e stima e mi hanno ospitata in una nuova veste. Questo stage è molto bello non solo per la meravigliosa location,che amo profondamente, ma soprattutto per la grande varietà di docenti di spessore che ospita.

C'è un bellissimo clima di collaborazione che si crea ogni volta tra docenti, la struttura è molto funzionale, spesso noi insegnanti partecipiamo reciprocamente anche alle altre lezioni, ci si diverte ! Poi durante tutta la settimana vengono organizzate serate culturali in teatro, insomma è una settimana in cui si respira danza ed arte quasi 24 h su 24.

Durante lo stage i ragazzi vengono coinvolti nella creazione di composizioni coreografiche da esibire l'ultimo giorno, dare un obiettivo del genere è molto stimolante per i ragazzi , sono input che possono far sorgere curiosità e danno nuova linfa sia agli allievi che agli insegnanti che vengono ad aggiornars 

D: Quest’ anno è responsabile della seconda edizione di TrentinoLab, il laboratorio di danza che, dopo l’esperienza dell’anno scorso con Francesca Frassinelli, darà come risultato una nuova perfomance di danza la cui messa in scena è prevista al Teatro Comunale di Tesero il prossimo 30 agosto, dopo una residenza estiva di preparazione che si terrà durante la settimana di stage. Può farci qualche anticipazione? Ha già un’idea del lavoro che intende realizzare?

R: L'unica cosa che saprò di sicuro prima di arrivare sarà la musica e una piccola traccia concettuale...ma poi tutto nascerà li per li...

D: Nello scorso mese di aprile lei ha fatto una selezione dei ballerini i quali dovrebbero partecipare a questa nuova produzione che verrà poi rappresentata anche in collaborazione con il Centro Santa Chiara di Trento, allo scopo di valorizzare i giovani talenti trentini under 24. Quanti ballerini sono stati scelti finora?

R: Finora sono stati scelti 4 danzatori ma rifaremo un audizione poco prima del residenziale,quindi fatevi sotto!!!

D: Quali consigli può dare ai giovani talenti italiani, vista la situazione disastrosa in cui versa la danza in Italia, che vogliono intraprendere la carriera di danzatore professionista?

R:Concordo sulla situazione disastrosa! Credo che il talento oggi vada nutrito di qualità e profonda informazione, mi rivolgo ai genitori: seguite i vostri ragazzi se vedete che hanno talento, portateli a teatro, scegliete programmi in cui si chiacchieri poco e si faccia più cultura in modo che possano avere la possibilità di conoscere e poi di scegliere; mi rivolgo agli insegnanti: non smettete di mettervi in gioco e di aggiornarvi, non c'è mai da perdere; mi rivolgo ai ragazzi: non cercate di omologarvi,non cercate la via più facile, ma cercate la vostra e quando la troverete allora troverete anche il posto e il modo in cui esprimerla...non è facile oggi essere un artista, questo creerà una selezione naturale perché presto, per me, il sistema cosi com'è adesso imploderà e chi rimane sarà chi ha reale Passione e talento e la resilienza che solo la disciplina e il senso del sacrificio, inteso come atto sacro, possono dare.

Intervista a Paolo Golser

  • Scritto da Patrizia Binco

DIRETTORE ARTISTICO

Paolo Golser, in coppia con Donatella Zampiero siete direttori artistici da ormai quindici anni di Trentino Danza Estate. Quali sorprese avete preparato per questa edizione numero diciassette?

Grazie alla crescita qualitativa di questa manifestazione e alla sinergia avuta dal punto di vista dell’organizzazione logistica curata da Flavio Delvai e da tutto lo staff di Trentino Danza Estate, noi ci siamo occupati del lato artistico, l’associazione di quello turistico con grande entusiasmo e con ottimi risultati. In questo senso possiamo dire di essere riusciti a fra nascere una manifestazione il cui obiettivo principale, ovvero quello di formare giovani talenti nelle diverse discipline della danza, è stato raggiunto. Abbiamo ospitato in quindici anni i più grandi coreografi e insegnati di danza attivi a livello internazionale sia come docenti che come direttori di compagnie e a loro volta organizzatori di eventi legati alla danza.

Tra le tanti soddisfazioni c’è anche quella di avere prodotto insieme alla Provincia di Trento il musical “Svegliati e sogna” giusto?

Si nel nostro cuore quella esperienza, che risale ormai al 2011, rimane indimenticabile. Abbiamo avuto la collaborazione di Rossana Casale, oggi tra i maestri di X Factor,  che oltre ad essere in scena aveva curato  la parte musicale insieme a Emiliano Begni. Senza contare poi il grandissimo contributo dato da Gianluca Ferrato che come attore e regista ci segue da anni partecipando a Trentino Danza sin dalle prime edizioni come docente del corso di musical.
La regia era stata affidata a Marco Mattolini, le coreografie a Donatella Zampiero i costumi a Chiara Defant. Il cast di giovani ballerini e cantanti era stato selezionato in tutta Italia e vantava nelle sue fila giovani artisti trentini. 

 

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